progettare in tempo di crisi blog mesh hubC’è un momento preciso in cui ognuno di noi si chiede qual è il proprio progetto di vita. Forse è la domanda per eccellenza, a cui è davvero difficile dare una risposta completa e definitiva. Quel progetto finisce, così, per essere scomposto in tante piccole parti che fanno il tutto. Quelle parti che determinano la persona stessa, fatte di obiettivi, grandi e piccoli, da raggiungere giorno dopo giorno.

Purtroppo, in tempo di crisi, fare progetti per il futuro sembra irragionevole oltre che fuori luogo. In tempo di crisi, l’unico progetto che sembra ammissibile è quello che riguarda il presente, fatto solo di sopravvivenza. I desideri,  i sogni, le ambizioni sono completamente messi da parte per lasciare il posto a conti da pagare, contratti precari e pochissimo tempo libero. Basta aprire un qualsiasi giornale per leggere  notizie con statistiche e dati sterili che indicano come, soprattutto noi giovani, abbiamo smesso di progettare. Spesso perché passano le motivazioni, ci troviamo a dover svalutare conoscenze e capacità per un impiego che odiamo. Nel migliore dei casi, i più fortunati e coraggiosi mollano tutto per nuovi posti al sole.

Tutto questo discorso è ancora più tristemente vero se quel progetto di vita ha a che fare con creatività, arte e cultura. Oggi pensare di “vivere di arte” sembra roba da matti, paradossalmente proprio nel Paese identificato per antonomasia con quella parola. L’artista, che sia un musicista, un attore, un fotografo e via dicendo, sembra non appartenere a nessuna categoria professionale, la produzione di valore culturale non è equiparata alla produzione di beni e servizi, intesi in senso tradizionale. Lo stesso discorso potrebbe ancora valere per tutte quelle professioni di stampo creativo, a conferma che in Italia difficilmente le idee vengono valorizzate, se non immediatamente collegate al ritorno economico che possono portare.

Allora che fare? Abbandonare quei progetti e restare in balia del tempo di crisi che viviamo? No.

Da sempre l’artista e il creativo si sono affermati quando il loro talento era riconosciuto. Il loro lavoro non finiva nel momento della produzione di un’opera ma continuava per intessere un sistema di relazioni tale da rendere diffuso quel talento. Oggi, che non esistono più mecenati né una classe media che investe nei giovani artisti, per diffondere quel talento diventa indispensabile la creazione di una rete fra gli artisti stessi.

Questa allora diventa la sfida di Mesh Hub: lavorare costantemente per trasformare le idee in valore, e, grazie alle interazioni, in progetti reali. Crediamo che continuare a progettare sia la soluzione. Rubando le parole a Banana Yoshimoto, “se si fanno progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni, se ci si dà da fare con umiltà, se si aguzza l’ingegno, i sogni diventano realtà”.

Mesh Hub si trasforma e si fonde in Publics ICC.

 

Siamo sempre noi, ma con nuovi progetti, nuove tecnologie, nuovi contenuti.

 

Publics ICC

 

 

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