Mercato musicale blog mesh hubChe quello dell’industria creativa e della musica, in particolare, sia un settore in costante crescita, nonostante la crisi economica che stiamo ormai affrontando da tempo, è un fatto confermato da numerose indagini statistiche.

A livello europeo, un interessante studio di Ernest&Young dimostra come la spinta innovativa che proviene da questi settori sia il motore trainante anche della loro crescita. Oltre ad aumentare il livello occupazionale soprattutto giovanile (il settore musicale dà lavoro a 1,6 milioni di cittadini europei fra operatori e artisti), contro le tendenze degli altri settori, l’industria creativa e culturale sta rafforzando la propria quota di mercato proprio nella produzione di contenuti digitali, ancora una volta a dimostrazione che il settore culturale deve rappresentare un fattore di sviluppo economico su cui investire.

Un’altra indagine dal titolo Investing in Music, questa volta condotta dall’IFPI, la Federazione mondiale dell’Industria Discografica, conferma l’attivismo delle etichette discografiche, che continuano costantemente a investire in artisti e repertorio (A&R) e marketing e sono sempre alla ricerca di nuovi talenti (un quinto dei nuovi contratti discografici riguarda gli artisti emergenti) per rivitalizzare il mercato musicale.

In Italia, secondo il FIMI, il 2014 ha visto un incremento del 4% del mercato discografico, con uno spiccato rafforzamento del segmento digitale e dello streaming, anche grazie a piattaforme come quella di TIMmusic e alle sue operazioni di marketing, in cui gli stessi artisti concedevano singoli e concerti in esclusiva per premiare i fan iscritti.

A rafforzare i dati dell’anno scorso, un recente articolo del Sole24Ore in cui si parla per il 2015 di 300mila posti di lavoro (ovviamente occasionali!!) per l’industria dei concerti e del riassestamento dell’industria discografica, che apre a nuove posizioni professionali. Come nel resto del mondo, anche nel nostro Paese, il futuro dell’industria discografica, che sia indipendente o mainstream, sarà sempre di più la promozione della musica attraverso i canali digitali e la possibilità di guadagnare attraverso idee e progetti non convenzionali.

Ma cosa accade, invece, alla musica emergente? Questi dati aggregati forniti dalle indagini citate, ovviamente, poco o nulla dicono in merito a tutta quella fetta di musicisti professionisti (o aspiranti tali) che sgomitano ogni giorno per conquistare l’attenzione delle etichette, date nei locali o like alla fanpage. Anzi, non raccontano come nel nostro Paese, il mercato musicale sia sempre più assoggettato alle nuove uscite dei vecchi big o dei partecipanti ai talent show. Gli analisti del mercato sanno perfettamente cosa cerca l’ascoltatore medio, grazie alle sempre più impegnative attività per la loro profilazione, a conferma della crisi profonda del nostro sistema culturale che non riesce ad offrire molto di innovativo.

Come scrive SentireAscoltare, “L’impressione è che si stiano applicando delle toppe – piuttosto discutibili – cercando di mascherare la situazione fallimentare di un mercato che non può essere salvato con mezzi provvisori/specchietti per le allodole, ma che andrebbe rivoluzionato facendo tabula rasa, o quasi.”  E probabilmente la “rivoluzione” deve partire contemporaneamente da tutti gli attori coinvolti: gli artisti, gli addetti ai lavori e il pubblico.

I primi dovrebbero liberarsi dall’ossessione di fare successo attraverso format televisivi o promesse fumose e cominciare a sviluppare la consapevolezza che fare musica è una professione con investimenti e rischi pari a quella di qualsiasi impresa. Per questo, devono impadronirsi, conoscere e partecipare ai propri percorsi di promozione, valorizzando le proprie competenze trasversali e favorendo le collaborazioni con gli altri artisti.

Gli addetti ai lavori dovrebbero essere maggiormente disposti a comprendere il potenziale nascosto dietro le idee e sforzarsi di sviluppare proposte alternative e innovative, non solo artistiche ma anche metodologiche, che possano arricchire anche culturalmente il mercato musicale. Dovrebbero favorire lo scambio e le collaborazioni fra le diverse arti e mettere a disposizione dei creativi gli strumenti e le opportunità di cui necessitano per esprimersi al meglio.

Infine, il pubblico dovrebbe potenziare la propria partecipazione ai processi creativi, supportando direttamente gli artisti in cui crede e i loro progetti. Dovrebbe migliorare, quindi, l’interazione attraverso tutti gli strumenti che oggi ha a disposizione: vedi l’adesione alle campagne di crowdfunding o la presenza agli eventi di nicchia, che però hanno un grande valore culturale.

Forse parliamo di utopie ma da qualche parte si deve pur cominciare, no?

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